Roero, dove tutto ebbe inizio

Il mio viaggio alla conoscenza del Piemonte è iniziato dal Roero, regione di cui non conoscevo l’esistenza, e della quale mi sono immediatamente innamorata.

La prima cosa che ho imparato è che il Roero è diviso dalle Langhe dal fiume Tanaro un confine naturale che ha segnato il destino di queste terre.

In quei giorni, ascoltando le chiacchiere tra piemontesi e cercando di carpire il più possibile, ho capito che:

  • le Langhe sono conosciute in tutto il mondo. Il Roero no;
  • nelle Langhe vengono prodotti vini conosciuti in tutto il mondo. Nel Roero no;
  • le Langhe sono meta di un turismo di lusso. Il Roero no;
  • quelli delle Langhe se la tirano. Quelli del Roero no.

Il Roero mi è stato subito simpatico.

Durante la nostra piccola vacanza abbiamo alloggiato presso la Casa Scaparone. Si tratta di un gruppo di edifici, originari del 1500, restaurati e fatti rivivere. L’accoglienza è ottima (quando ti accolgono con un bicchiere di vino è sempre un buon segno) e l’atmosfera è squisitamente familiare.

Dopo cena un gruppetto di musici che ci hanno allietato con canzoni popolari. Tutti cantavano, io non capivo niente, ma mi è piaciuto così tanto che sono entrata in fissa per La bergera.

Con mio grande stupore ho scoperto che la ghironda non fa il suono che mi aspettavo.

indexIl ristorante di Casa Scaparone utilizza prodotti locali e segue la stagionalità. Uno dei loro motti è “FREEZER? No Grazie”. Nel menu è presente poca carne, è quindi il posto ideale per i vegetariani (e i vegani). È presente anche un piccolo shop, ho comprato della farina con cui ho fatto un pane veramente gustoso.

Piemonte #2

Piano piano i parenti di Alessandria hanno smesso di invadere le nostre case e il Piemonte, nella mia testa, è stato relegato in un cassetto dimenticato.

Fino a quando ha iniziato a ripresentarsi insistentemente tra le pagine dei libri che leggevo. Uno dietro l’altro, per caso, i libri che leggevo parlavano di Piemonte.

Che il fato stesse cercando di dirmi qualcosa?

Probabilmente sì.

Dopo poco, infatti, ho incontrato quello che sarebbe diventato il mio compagno: un piemontese!

È così che inizia il mio viaggio alla scoperta del Piemonte.

Piemonte

Per molto tempo, per me, il Piemonte erano i parenti da Alessandria.

Il fratello di mio nonno, come molti altri veneti, nel dopoguerra lasciò la sua terra per cercare fortuna in Piemonte. Lì prese moglie e, obbedendo al precetto divino, la coppia crebbe e si moltiplicò.

Il mio prozio, e la sua discendenza, non dimenticarono i luoghi di origene e ogni anno ad agosto ritornavano “a casa”.

In un’epoca in cui non esistevano i cellulari, e non avevamo nemmeno il telefono fisso, il loro arrivo non era preannunciato. Noi sapevamo che arrivavano ad agosto, il giorno lo decidevano loro. Così l’ultima settimana di luglio era dedicata alle pulizie della casa, mia mamma mi costringeva a pulire ogni remoto angolo, nulla doveva essere risparmiato.

Dal 1 agosto iniziava l’attesa.

Aspettavamo con tensione (i miei genitori) e terrore (io) i parenti da Alessandria.

Poi un giorno si materializzavano, in un gruppo sempre diverso e sempre più numeroso. Iniziava così la conta e la ditribuzione dei vari sottogruppi nelle case di zii e cugini.

La prozia ipocondriaca dormiva nella mia camera, nel mio letto.

Dopo un paio di settimane, così come erano venuti, se ne andavano, lasciandosi dietro una scia di stanchezza e di profumo: la zia ipocondriaca aveva spruzzato profumo sul materasso (il mio), sulle tende (le mie), sui vestiti nell’armadio (i miei, il mio).

Per molto tempo, per me, il Piemonte erano l’attesa e l’ansia dell’arrivo dei parenti da Alessandria.